Ducato di Milano

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Ducato di Milano
Ducato di Milano – BandieraDucato di Milano - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Location of the Duchy of Milan-it.svg
Dati amministrativi
Nome ufficialeDucatus Mediolanensis
Lingue parlateLombardo occidentale, Italiano volgare, Latino, Italiano
CapitaleMilano
Dipendente dabandiera Sacro Romano Impero

[1]
Royal Standard of the King of France.svg Francia[2]
Flag of Cross of Burgundy.svg Impero spagnolo[3]
Austria Austria[4]

Politica
Forma di governoDucato (1395-1447)
repubblica (1447-1450)
ducato (1450-1796)
GovernantiCasa Visconti dal 1247
Repubblica dal 1447
Casa Sforza dal 1450 al 1499
Valois-Orléans dal 1499 al 1512
Casa Sforza dal 1512 al 1515
Asburgo dal 1515 al 1797
Organi deliberativiSenato di Milano
Nascita11 maggio 1395
CausaDiploma imperiale
Fine17 ottobre 1797
CausaTrattato di Campoformio
Territorio e popolazione
Massima estensione28.300 km² nel 1475 ca.
Popolazione750.000 nel 1600
Economia
Valutasesino, parpagliola grosso, testone, scudo, ambrogino, ducato, zecchino
Commerci conItalia, Sacro Romano Impero, Francia, Spagna, Inghilterra
Esportazionivino, manufatti, grano, seta, armi, marmo, legname
Importazionigioielli, spezie, sale
Religione e società
Religioni preminentiCristianesimo
Religione di Statocristianesimo cattolico
Religioni minoritarieebraismo
Classi socialipatrizi, aristocrazia, clero, cittadini, popolo
Italy northern 1796.jpg
Evoluzione storica
Preceduto daCoat of arms of the House of Visconti (1277).svg Signoria di Milano
Succeduto daItalia Repubblica Transpadana

Il Ducato di Milano (1395-1797, dal 1708 detto anche Ducato di Milano e Mantova) fu un antico Stato dell'Italia settentrionale mai del tutto indipendente ma facente parte, nel corso della sua storia, del Sacro Romano Impero fino al 1499, del Regno di Francia dal 1499, dell'Impero spagnolo dal 1535 e della Monarchia asburgica dal 1714. Nel corso dei secoli la sua estensione variò molto, agli inizi del '400, al tempo di Gian Galeazzo Visconti, toccò la sua massima estensione, venendo a comprendere quasi tutta la Lombardia, parti del Piemonte (Novara, Vercelli, Tortona, Alessandria, Asti), del Veneto (Verona, Vicenza, Feltre, Belluno) e dell'Emilia (Parma, Piacenza, Bologna ecc.), più un'effimera occupazione di zone del centro Italia (Pisa, Siena, Perugia, Assisi).

Nel corso del XV secolo Venezia conquistò il Veneto ex visconteo, più Bergamo, Brescia e Crema, perciò alla fine del '400 con gli Sforza il ducato si stabilizzò nella metà occidentale dell'attuale regione Lombardia, con parti del Piemonte e dell'Emilia, oltre al Canton Ticino oggi in Svizzera. Tra '500 e '600 il ducato perse Parma e Piacenza (a favore della Chiesa e poi dei Farnese), inoltre il Canton Ticino e la Valtellina (agli Svizzeri e ai Grigioni); agli inizi del '700 perse tutta la zona piemontese e lombarda ad ovest del Ticino, quest'ultima corrispondente alla Lomellina, che venne annessa dai Savoia, mentre al contrario nel 1708 annesse Mantova.

Istituzione

Il ducato fu costituito ufficialmente l'11 maggio 1395, quando Gian Galeazzo Visconti, già Vicario Imperiale e Dominus Generalis di Milano, ottenne il titolo di Duca di Milano per mezzo di un diploma firmato a Praga da Venceslao di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero (1378-1400). La nomina fu ratificata e celebrata a Milano il 5 settembre 1395. Gian Galeazzo Visconti ottenne la patente per inquartare il biscione visconteo con l'Aquila imperiale nella nuova bandiera ducale.

Il ducato, le cui frontiere mutarono sensibilmente nel tempo, aveva come capitale la stessa città di Milano e comprendeva principalmente la Lombardia ad esclusione del territorio di Mantova, appartenente alla casa dei Gonzaga; esso si estendeva, seppur in alcuni casi per pochi anni, tra Emilia, Liguria, Piemonte, Toscana e Veneto, spingendosi anche nelle terre dell'attuale Cantone Ticino. Formalmente, esso era parte del Sacro Romano Impero, ma era di fatto indipendente.

Al diploma imperiale del 1395, che istituiva il nuovo ducato esteso alla sola città di Milano e al suo "contado", seguì un secondo documento datato 13 ottobre 1396 con il quale furono estesi i poteri ducali a tutti i domini viscontei, e dove sono citati i centri più significativi del ducato: Alessandria, Asti, Avenza (Carrara), Bassano del Grappa, Belluno, Bergamo, Bobbio, Borgo San Donnino (Fidenza), Bormio, Brescia, Crema, Cremona, Como, Feltre, Lodi, Novara, Novi Ligure, Parma, Piacenza, Pontremoli, Reggio nell'Emilia, Riva del Garda, Rocca d'Arazzo, Sarzana, Soncino, Tortona, Vercelli, Verona, Vicenza. Inoltre fu adottata la primogenitura maschile legittima per la successione dinastica e fu creata la Contea di Pavia, appannaggio dell'erede al trono. Nel 1397 un ulteriore diploma imperiale istituì tra i feudi viscontei la contea di Angera (25 gennaio 1397). Falso, invece, è un ulteriore diploma imperiale, firmato dallo stesso Venceslao di Lussemburgo a Praga il 30 marzo 1397, con il quale il re dei Romani avrebbe proclamato Gian Galeazzo anche Dux Lombardiae[5].

Dopo aver raggiunto la massima espansione sotto lo stesso Gian Galeazzo, morto nel 1402, le frontiere del ducato milanese andarono progressivamente riducendosi, sino a comprendere, al termine dell'età austriaca, soltanto il territorio compreso fra Svizzera, Ticino, Po e Adda, con parte del Cremonese e del Mantovano.

Nel corso del XV secolo, le regioni che costituiscono oggi il Cantone Ticino furono ripetutamente invase dagli Svizzeri. I confini del ducato verso la Svizzera, l'attuale frontiera tra Lombardia e Confederazione Elvetica, tranne la Valtellina, che appartenne ai Grigioni fino al 1797, si stabilizzarono nel 1515 dopo la sconfitta dell'esercito svizzero a Marignano da parte di forze venete e francesi.

Storia

I Visconti: i fondatori del ducato

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Visconti.
I domini viscontei nel XIV secolo

Le sorti di Milano si intrecciarono sin dal XIII secolo con quelle della Casa dei Visconti, i quali ripresero la politica di espansionismo territoriale ereditata dal Comune ambrosiano. Uno fra i primi esponenti viscontei a guidare la città lombarda fu Ottone Visconti, eletto arcivescovo nel 1262 e che sconfiggerà i Della Torre nella battaglia di Desio nel 1277. Nella prima metà del secolo successivo i suoi nipoti e pronipoti giunti al governo di Milano (Matteo, Galeazzo I, Azzone, l'arcivescovo Giovanni) allargarono l'area d'influenza viscontea sulle regioni circostanti. Un'eguale politica di allargamento e consolidamento fu perseguita nella seconda metà del secolo dai loro successori (Matteo II, Bernabò e Gian Galeazzo).

Il Ducato visconteo (1395-1447)

Dopo un periodo contrassegnato da tensioni fra i vari membri della potente famiglia, Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò, nel 1385 con un colpo di mano giunse al potere e, via via, unificò i vasti domini familiari sparsi nell'Italia settentrionale.

Si dice che i territori soggetti al suo dominio fruttassero a Gian Galeazzo in un anno, oltre la rendita ordinaria di 1.200.000 fiorini d'oro, altri 800.000 di sussidi straordinari.

Il Ducato di Milano ed i domini dei Visconti (segnati in verde brillante) all'inizio del XV secolo, all'apice della loro massima potenza, sotto il duca Gian Galeazzo

Alla morte di Gian Galeazzo Visconti (1402), il giovane figlio Giovanni Maria non seppe mantenere le conquiste paterne ed il ducato andò incontro ad una rapida disgregazione a partire da Poschiavo che, dopo due anni di rivolta, nel 1408 passò alla Lega Caddea.[6]

Nel 1412 Giovanni Maria morì assassinato a Milano. Gli succedette al trono il fratello minore Filippo Maria, che, dopo aver ripreso il controllo di gran parte del ducato, riprese la politica espansionistica perseguita da Gian Galeazzo ed entrò in contrasto con la Repubblica di Venezia. La guerra, dichiarata nel 1426, durò diversi anni, e si concluse con la Pace di Ferrara (1433), in cui Filippo Maria Visconti cedette alla Serenissima le città e i territori di Brescia e Bergamo.

Alla morte senza eredi di Giovanna II d'Angiò (1435), la corona del regno di Napoli fu contesa fra Angioini ed Aragonesi. Filippo Maria Visconti formò una lega con Venezia e Firenze e si schierò con gli Angioini; in seguito, in uno dei suoi frequenti cambi di schieramento passò con gli Aragonesi ma fu sconfitto dagli ex alleati, guidati dal condottiero mercenario Francesco Sforza. Nel 1441 Filippo Maria firmò la Pace di Cremona, con la quale cedette altre terre alla Repubblica di Venezia e diede in moglie a Francesco Sforza la propria figlia naturale Bianca Maria, che in dote al marito portò Cremona ed il suo contado, eccetto Castelleone e Pizzighettone, piazzaforte che fu scambiata con Pontremoli in Lunigiana.

L'Aurea Repubblica Ambrosiana (1447-1450)

Alla morte di Filippo Maria, ultimo dei Visconti (agosto 1447), fu istituita la cosiddetta Aurea Repubblica Ambrosiana, una forma di governo repubblicana istituita da un gruppo di nobili milanesi. La Repubblica affidò la difesa contro Venezia a Francesco Sforza che, dotato di notevoli capacità strategiche, approfittò della crisi della repubblica per farsi nominare Duca di Milano (25 marzo 1450).

Il primo Ducato sforzesco (1450-1499)

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sforza.

Venezia non aveva abbandonato il suo desiderio di espandersi in Lombardia e quindi strinse un'alleanza con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e con l'Imperatore Federico III d'Asburgo (1440-1493) contro Francesco Sforza ed i suoi alleati. La caduta di Costantinopoli, conquistata dai Turchi però mise in pericolo l'assetto dei possedimenti veneziani nell'Egeo e dopo 4 anni di guerra si giunse alla firma della Pace di Lodi (aprile 1454).

Con questo documento Francesco Sforza ed Alfonso d'Aragona furono riconosciuti rispettivamente Duca di Milano e Re di Napoli, la Repubblica di Venezia estese il suo dominio fino all'Adda e fu conclusa la Santissima Lega Italica contro i Turchi.

L'equilibrio politico raggiunto con la Pace di Lodi durò fino alla morte di Lorenzo il Magnifico (8 aprile 1492) ed alla discesa di Carlo VIII in Italia (1494).

Galeazzo Maria, figlio di Francesco Sforza, a causa del suo governo considerato da molti tirannico, fu assassinato in una congiura. Il figlio, Gian Galeazzo Sforza, governò sotto la reggenza della madre Bona di Savoia, finché lo zio, Ludovico il Moro usurpò il trono del ducato. Ludovico il Moro, figlio di Francesco Sforza, riuscì ad ottenere la tutela del nipote Gian Galeazzo ed a confinarlo nel Castello di Pavia, dove nel 1494 morì in circostanze così misteriose che non pochi sospetti si addensarono attorno allo stesso Moro.

Si guastarono perciò i rapporti fra Ludovico e Ferdinando d'Aragona: Gian Galeazzo aveva infatti sposato una nipote del Re di Napoli, il quale prese le parti del legittimo erede. Ludovico il Moro rispose incoraggiando Re Carlo VIII di Francia a rivendicare il Regno di Napoli, poiché fino al 1442 il trono partenopeo era appartenuto al casato francese degli Angioini. Nel 1494 Carlo VIII discese in Italia e conquistò Napoli, sconvolgendo l'equilibrio fra i vari stati italiani e dando inizio alle guerre d'Italia (1494-1559).

Il primo Ducato francese (1499-1512)

Nel 1495 Carlo VIII fu cacciato dalla Penisola da una Lega composta dagli Stati italiani, Sacro Romano Impero, Spagna ed Inghilterra, ma solo tre anni dopo, nel 1498, il Duca d'Orléans, divenuto Re di Francia col nome di Luigi XII, fece valere le proprie pretese sul ducato di Milano: un suo antenato, Luigi di Turenna, aveva infatti sposato nel 1389 Valentina Visconti, figlia del duca Gian Galeazzo, il cui contratto matrimoniale stabiliva che, nel caso di estinzione della dinastia viscontea, il titolo di Duca di Milano andasse ai discendenti di Valentina. Luigi XII, protestandosi legittimo erede dei Visconti, invase lo Stato milanese nel 1499, scacciandone Ludovico il Moro. L'ex sovrano sforzesco cercò inutilmente di contrastare le truppe transalpine, chiedendo anche aiuto all'Imperatore, ma riuscì soltanto a riprendere per breve tempo la capitale e poche altre terre. Sconfitto e fatto prigioniero a Novara nel 1500, fu deportato in Francia, nel Castello di Loches, ove morì il 27 maggio 1508.

Il secondo Ducato sforzesco (1512-1515)

Luigi XII rimase Duca di Milano fino al 1512, quando l'esercito svizzero scacciò quello francese dalla Lombardia e pose sul trono milanese Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro. Fra il 1512 ed il 1515 i Cantoni svizzeri controllarono de facto il ducato.

Il secondo Ducato francese (1515-1521)

Sotto il regno di Francesco I di Valois la Corona francese riuscì a ristabilire la propria sovranità sul ducato milanese. Nel 1515, dopo la sanguinosa battaglia di Marignano, che vide la sconfitta dell'esercito elvetico, il sovrano francese depose Massimiliano e si installò sul trono ducale. Nonostante la sconfitta gli Svizzeri riuscirono però a conservare i territori lungo la strada che dal Passo del San Gottardo conduce alle porte di Como (odierno Canton Ticino). Il trattato di Noyon del 1516 confermò il possesso del Ducato di Milano ai francesi. Francesco di Valois governò il ducato fino al 1521, quando Carlo V, Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero, innalzò al trono del ducato il giovane fratello di Massimiliano, Francesco II Sforza.

Il terzo Ducato sforzesco (1521-1535)

Dopo la decisiva sconfitta francese nella battaglia di Pavia il 24 febbraio 1525, che lasciò alle forze imperiali di Carlo V il predominio in Italia, Francesco II Sforza si unì alla Lega di Cognac contro l'Imperatore: insieme a lui, la Repubblica di Venezia, la Repubblica fiorentina, il Pontefice Clemente VII ed il Regno di Francia. Il Duca fu rapidamente soverchiato dalle truppe imperiali, ma riuscì a mantenere il controllo su alcune città e piazzeforti del ducato. Grazie alla Repubblica di Venezia che cedette in cambio del ritiro delle pretese imperiale su Milano tutta la costa pugliese (Brindisi, Monopoli, Gallipoli, Polignano, Lecce, Bari e Trani), dovuto anche al fatto che Carlo V non voleva scontrarsi con i Veneziani, "perché se non avesse ceduto, non avrebbe potuto aver pace con i Veneziani e sarebbe stata une guerre immortelle en Italie", e lui sapeva di non avere i mezzi per spuntarla, perché preme troppo ai Veneziani che Milano non venga in mano d'oltramontani, dato che non si ritenevano "atti all'occuparlo né poi proporzionati per poterlo tenere". Francesco II Sforza morì senza eredi nel 1535 aprendo una nuova questione per la successione al trono. In questo periodo, per la precisione nel 1532, Francesco II Sforza chiede e ottiene da parte di Papa Clemente VII l'erezione di Vigevano, città alla quale la sua famiglia era sempre stata profondamente legata, a capoluogo del Vigevanasco, dopo che questa aveva ottenuto nel 1530 il titolo di città e sede vescovile secondo le medesime modalità.

Il periodo spagnolo (1535-1714)

Stemma del Ducato di Milano durante il periodo spagnolo (1580-1700)
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governatore di Milano.

Il Re di Francia Francesco I e Carlo V* reclamavano il ducato facendosi guerra. Quest'ultimo, rivendicandolo come feudo imperiale, ottenne il controllo del ducato e vi installò il figlio Filippo con diploma imperiale firmato a Bruxelles l'11 ottobre 1540. Il possesso del ducato da parte di Filippo fu finalmente riconosciuto dal re Enrico II di Francia nel 1559, con la Pace di Cateau-Cambrésis.

Il ducato di Milano rimase soggetto ai sovrani spagnoli sino all'inizio del XVIII secolo. In questo periodo la sua capitale divenne con San Carlo e Federico Borromeo uno fra i principali centri della Controriforma in Italia. C'erano tasse sulla famiglia, sulla farina, sull'olio, sui cereali, sul vino, sulle proprietà, sulle vendite, sul reddito, sulle attività commerciali e sulla legna. Le milizie spagnole si preoccupavano solamente di reprimere i malcontenti invece che la delinquenza. Neppure i monasteri sfuggivano alla malavita, anzi lì si reclutavano i briganti a servizio di priori ed abati e spesso erano gli stessi monaci a diventare delinquenti. Il Vescovo di Milano tentò di contrastare questa dissolutezza sciogliendo l'Ordine degli Umiliati, sede della malavita dell'epoca, e diede l'autorizzazione al Foro ecclesiastico di processare gli imputati che si fossero macchiati di bestemmia, sodomia e adulterio; ma riuscì soltanto ad inasprire i rapporti tra lui e il popolo perché le sentenze del nuovo Tribunale erano ancora più dure di quelle dei tribunali governativi. Un'altra piaga fu la peste che colpì Milano nel 1576 e soprattutto nel 1630. Il numero esatto di vittime (senz'altro migliaia) è sconosciuto. Il morbo si diffuse anche per le processioni propiziatorie e per la caccia alle streghe (ritenute responsabili della peste): in entrambi i casi le riunioni servirono solo a peggiorare la situazione. L'economia si riprese a fatica solo dopo decenni. Dopo la peste le campagne erano rimaste incolte, fallirono molti negozi, botteghe, industrie e si perse molta manodopera.

La valutazione del «periodo spagnolo» è molto controversa. Indubitabile appare la decadenza economica che colpì il ducato, in particolare dall'inizio del XVII secolo. Molto influente per la percezione negativa di questo periodo fu il romanzo ottocentesco I promessi sposi, scritto da Alessandro Manzoni.

La dominazione austriaca (1714-1797)

Le Province della Lombardia austriaca (1787)
Relazione dello stato, in cui si trova l'opera del censimento universale del Ducato di Milano nel mese di maggio dell'anno 1750

Con il trattato di Baden, che mise fine alla guerra di successione spagnola, il ducato di Milano fu ceduto alla Casa degli Asburgo d'Austria, che lo conservarono fino alla conquista francese compiuta da Napoleone Bonaparte nel 1797. Nel corso del XVIII secolo la superficie del ducato – nonostante l'accorpamento con il Ducato di Mantova, dotato però di forti autonomie rispetto a Milano – si ridusse ulteriormente, arrivando ad un'estensione inferiore addirittura all'attuale Lombardia: infatti, non appartenevano al ducato milanese Bergamo, Brescia, Crema, la Valtellina, l'Oltrepò Pavese e la Lomellina.

Il governo degli Asburgo d'Austria fu caratterizzato da rilevanti riforme amministrative, che i sovrani del casato austriaco – ispirati dai principi del cosiddetto Assolutismo illuminato – introdussero anche nei loro territori lombardi: per esempio, la risistemazione del catasto, la soppressione della censura ecclesiastica, lo sviluppo dell'industria della seta.

La fine del Ducato

A seguito della vittoriosa campagna di Napoleone Bonaparte nell'Italia settentrionale nel 1796, il ducato, affidato ad una Giunta interinale di governo, fu ceduto alla Repubblica Francese dagli Asburgo con il Trattato di Campoformio nel 1797. Ma già nel 1796 i Francesi avevano istituito sui territori del ducato di Milano lo Stato vassallo della Repubblica Transpadana, fusasi con la Repubblica Cispadana nel 1797 andando a costituire la Repubblica Cisalpina, di cui Milano divenne la capitale. Dopo la sconfitta di Napoleone, sulla base delle decisioni prese dal Congresso di Vienna il 9 giugno 1815, il ducato di Milano non venne restaurato ma entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, parte dell'Impero austriaco, il cui Imperatore era di diritto sovrano del Regno Lombardo-Veneto.

Economia

Forte di una tradizione economica che affondava le proprie radici nel pieno del medioevo e nel ruolo da sempre rivestito da Milano nella Pianura Padana, gli Sforza furono i primi a dare al ducato milanese tracce dell'economia che sarebbe stata la sua forza nei secoli successivi. Ludovico il Moro diede un grande impulso alla città di Milano ed al suo contado, improntandolo su un'economia manifatturiera (soprattutto della seta e della bachicoltura nelle campagne), accresciuta dalla lavorazione del ferro e dalla produzione di armi e cannoni che nel corso del Cinquecento fecero di Milano tra le prime e migliori produttrici di armi da fuoco in Italia. Notevole fu la zootecnia nelle campagne e la viticoltura.

Durante l'epoca spagnola, l'economia delle città del ducato di Milano entrò in crisi nella propria autonomia, ma non nella propria produttività che invece si incentrò essenzialmente nella siderurgia e nella metallurgia.[7]

Agricoltura e Allevamento

Fieno e legname

Erba e fieno erano come oggi copiosi in tutta la pianura grazie all'abbondanza d'acqua e permettevano di nutrire un gran numero di animali da allevamento oltre che cavalli, muli e asini necessari per gli spostamenti e per la guerra. Nel contado di Milano alla fine del XIII secolo si raccoglievano 200.000 carri di fieno all'anno, 3.000 nei soli terreni di proprietà dell'Abbazia di Chiaravalle.[8]

L'abbattimento dei boschi per la produzione di legname era strettamente normato e i tragressori venivano pesantamente multati; le fonti lasciano però intendere che le infrazioni fossero comuni. Dai boschi della campagna milanese, allora piuttosto estesi, si ricavava legna per le costruzioni, la manifattura e il riscaldamento. Il fabbisogno di Milano era di circa 150.000 carri di legna da ardere l'anno. La legna veniva ricavata anche dalla potatura delle vigne.[9]

Cereali e legumi

I cereali più diffusi erano frumento, segale, miglio e panìco. Il frumento veniva utilizzato per produrre pane bianco, riservato ai nobili, con l'eccezione di alcune occasioni speciali come il Natale in cui veniva distribuito a tutti. Il frumento aveva tuttavia una resa maggiore nelle regioni meridionali d'Italia. La farina di segale, mischiata con granaglie, costituiva l'ingrediente principale del pane nero che costituiva una delle basi della dieta delle classi meno abbienti ed è ancora oggi piuttosto diffuso in Valtellina. Molto diffuso anche il consumo di pane bruno di miglio. La produzione di cereali della pianura lombarda doveva supplire anche ai fabbisogni delle aree prealpine e alpine, negli anni di abbondanza poteva anche essere in parte esportata fuori dal Ducato. Alla fine del XIII secolo a Milano si consumavano 1.200 moggi di farina al giorno[10]. Infine, al posto delle farine di cereali, si usava spesso la farina di castagne. I legumi erano molto diffusi, in particolare ceci, fagioli, fave, lupini e lenticchie.[11]

Riso

L'introduzione della coltivazione del riso nel Ducato di Milano è certamente precedente il settembre del 1475, quando il duca Galeazzo Maria Sforza inviò in dono ad Ercole d'Este, duca di Ferrara, un moggio di riso dal momento che il ferrarese intendeva avviarne la coltura anche all'interno del suo dominio. Un secondo moggio fu inviato nel marzo del 1476 al marchese Ludovico III Gonzaga di Mantova dove la coltivazione era già stata avviata nell'ottobre 1478.[12] Il Ducato di Milano lo importò dal Regno di Napoli dove forse si coltivava già dall'inizio del XV secolo, seppure su piccola scala. Fino alla seconda metà del XV secolo, il riso in Italia fu considerato alla stregua di una spezia, era quindi molto costoso e se ne vietava l'esportazione che verrà permessa da Ludovico il Moro solo a partire dal 1495 quando la produzione nelle campagne novaresi, pavesi e milanesi era ormai diffusa e il Ducato ne era diventato certamente il primo produttore nella Penisola.[13]

Frutta e ortaggi

Secondo Bonvesin de la Riva le ciliegie erano uno dei frutti più abbondanti nelle campagne del milanese, tanto che in città ne entravano fino a sessanta carri al giorno da metà maggio sino alla prima metà di luglio; se ne raccoglieva la varietà dolce (ciliegio domestico), selvatica e agerotta. Molto diffuse le prugne nelle varietà bianca, gialla, nera e amoscina, che si raccoglievano dall'inizio di luglio ad ottobre. In estate si raccoglievano mele, pere, pesche, fichi e more. La frutta autunnale era costituita da nocciole domestiche e selvatiche, giuggiole, fichi, uva e mandorle. Particolarmente abbondanti in questa stagione erano però le noci, che venivano sfruttate per ricavarne olio e quale ripieno per la carne nonché le castagne e i marroni da cui si produceva farina e che venivano anche consumate arrostite, lesse o essicate e poi cotte a fuoco lento. A novembre si raccoglievano le nespole, una discreta quantità di olive e le bacche di lauro. Nella stagione invernale la facevano da padrone mele, cotogne, pere, melograni; alcune uve resistevano fino ai primi giorni di dicembre.[14]

Gli ortaggi più diffusi erano cipolle, aglio, rape, cavoli, navoni, atrepici, barbabietole, lattuga, sedano, porro, pastinaca, spinaci, prezzemolo e finocchi. In luogo delle spezie più pregiate, d'importazione orientale e particolarmente costose, era diffuso l'utilizzo di erbe odorose per insaporire i piatti, tra queste aneto, cerfoglio, menta, mentuccia, rafano, borragine, senape, zafferano, liquirizia, erba cedrina, euforbia, papavero, marrubio, altea, ruta, consolida, enula, dragoncello, scorzonera, issopo, rosmarino, salvia, basilico, santoreggia, maggiorana. Molte venivano sfruttate anche come erbe medicinali.[15]

Vino e olio

Nel Medioevo la campagna milanese, a differenza di oggi, era ricca di vitigni. Si coltivavano molte varietà d'uva da cui si producevano vini sia bianchi che rossi. Alcune famiglie arrivavano ad avere una produzione di mille carri l'anno e nell'intero contado fino a seicentomila carri l'anno. Scarsa la produzione di olio di oliva che veniva spesso sostituito dall'olio di noci e di altra frutta secca.[16]

Carne e latticini

Suini e pollame erano le principali fonti di carne per le classi meno abbienti e venivano allevati da molte famiglie. La carne di maiale, opportunamente trattata, poteva essere trasformata in salumi che si conservavano a lungo. Lo strutto veniva utilizzato come condimento in cucina e per la produzione di candele più economiche di quelle di cera d'api. L'abbondanza del fieno e dei pascoli della Pianura Padana permetteva anche l'allevamento di grandi quantità di bovini, pecore e capre. Si consumava inoltre carne di cappone, galline, oche, anatre, colombi, fagiani, pernici, tortore, allodole, quaglie e merli. Pare che a Milano si macellassero fino a settanta buoi al giorno e la carne fosse venduta da oltre quattrocento macellai[17] I nobili consumavano anche la preziosa carne di pavone e tramite la caccia si procuravano carne di cervo, daino, capriolo e cinghiale oltre a quella di una grande varietà di uccelli. Il latte veniva in gran parte utilizzato per la produzione di formaggi data la loro lunga conservazione. I monaci cistercensi dell'Abbazia di Chiaravalle già a partire dal 1136 producevano il formaggio a pasta dura (caseus vetus) oggi noto come grana padano e che risultava molto popolare nel XV secolo non solo all'interno del Ducato ma in tutta Italia.[18] Il burro rappresentava già allora il principale condimento delle pietanze della cucina lombarda. Era diffuso il consumo di ricotta, giuncate e altri formaggi.

Pesce

Sebbene Milano sia lontana dal mare, il pesce non mancava nei suoi mercati neppure nel Medioevo. La città veniva rifornita di pesce sia dai laghi maggiori (Verbano, Lario) che dai numerosi laghi minori (lago di Lugano, lago d'Orta, lago di Varese, lago di Pusiano, lago di Garlate, lago di Alserio, lago di Annone, lago di Montorfano e altri) e soprattutto dai fiumi e torrenti del contado; ogni giorno entravano in città circa quattro some[19] di pesci grandi e quattro staia[20] di pesci piccoli. Erano particolarmente abbondanti i gamberi di fiume che si pescavano persino nella Cerchia dei Navigli, tanto che nella sola Milano si arrivava a consumarne fino a sette moggi[21] al giorno dalla Quaresima alla Festa di San Martino (11 novembre).[22] I pesci marini venivano importati dalla Repubblica di Genova che nel XV secolo fu spesso dipendente dal Ducato di Milano. Per il viaggio venivano solitamente conservati in salamoia. Il pesce, così come la cacciagione, erano frequentemente scambiati come doni tra le grandi famiglie.[23]

Sale e spezie

Sale e spezie erano beni preziosi, indispensabili sia per insaporire che per conservare i cibi. Non venivano prodotti nel Ducato di Milano e dovevano essere importati dalla Repubblica di Venezia, con la quale la città aveva convenzioni speciali perlomeno dal 1268,, che li otteneva dalle sue colonie orientali. I veneziani dopo il 1484 riuscirono ad incrementare ulteriormente la produzione di sale con l'annessione delle grandi saline di Comacchio in seguito alla Guerra di Ferrara, nota anche come "Guerra del sale". All'inizio del XIV secolo, Milano importava ogni anno 55.830 staia di sale[24] di cui la metà veniva consumato in città. Pepe e incenso erano beni talmente preziosi da poter essere utilizzati come pagamento in luogo della moneta da parte di alcuni fittavoli e livellari in favore di nobili e monasteri.[25]

Manifattura

Armi e armature

Già nel XIII e XIV secolo Milano era uno dei centri più importanti d'Europa per la produzione di armi e armature, con oltre un centinaio di botteghe di armorari e armaioli attive.[26] La capacità di produzione della città era tale che dopo la disfatta di Maclodio (1427), due sole famiglie di armaioli furono in grado di provvedere in pochi giorni a duemila corazze per fanti e quattromila bardature per cavalli per i soldati rilasciati dal Carmagnola.[27] E' noto che Gian Galeazzo Visconti nel 1391 concesse immunità e familiarità al fabbro di corte Simone de Correntibus che qualche anno prima aveva già concesso a Giovanni Meravigli. Fu però nel XV secolo che la città raggiunse il primato grazie all'invenzione dell'armatura completa di piastre "alla milanese" (la più diffusa insieme alla gotica). Era caratterizzata da spallacci asimmetrici, di maggiori dimensioni e spessore sul lato sinistro, dove il cavaliere aveva maggiori probabilità di ricevere colpi, piastre che andavano a coprire le giunture che precedentemente difese solo dalla maglia di ferro sottostante, una migliore articolazione di pettorale, panziera, falda e scarsella grazie alla presenza di cinghie di cuoio che conferivano maggiore mobilità. Ulteriore innovazione fu l'applicazione di un'ulteriore pezzo che fungeva da baviera e gorgiera (wrapper). Esso si avvolgeva attorno all'elmo grazie a due lacci di cuoio che si fissavano sulla nuca grazie ad una rondella. Oltre a proteggere il collo, in precedenza spesso coperto solo da maglia di ferro, garantiva maggiore protezione alla metà inferiore del volto, in particolare dalle armi inastate durante i tornei o le cariche di cavalleria nemiche. Le armature di piastre milanesi venivano esportate in tutta Europa; sotto Francesco Sforza e Galeazzo Maria Sforza furono acquistate da Luigi XI di Francia e da Ludovico IX di Baviera. Gli armorari milanesi erano anche maestri nella decorazione delle armature. Le armature bianche, destinate a non ricevere decorazioni, venivano lucidate sino ad ottenere una superficie abbagliante simile a quella di uno specchio. I pezzi che invece dovevano essere decorati venivano lasciati grezzi ("a macchia") e non venivano sottoposti a brunitura.[28] Il più grande armoraro specializzato nello sbalzo e nell'intarsio fu Filippo Negroli che lavorò insieme ai fratelli Giovanni Paolo, Giovan Battista e Francesco e apprese l'arte dal padre Gian Giacomo; si ricordano anche Giovan Battista Panzeri (detto Zarabaglia) e Marco Antonio Fava.

La famiglia di armorari (magistri armorum) più famosi e ricchi di Milano e forse d'Europa nel XV e XVI secolo furono i Missaglia, il cui vero cognome era Negroni, così chiamati poiché originari del piccolo borgo di Ello nel lecchese, a sua volta vicino a Missaglia. Tommaso, figlio del capostipite Pietro, fu il primo a portare questo soprannome. L'attività fu portata avanti dai figli Antonio e Cristoforo e quindi dai nipoti Cabrino e Giovanni Pietro. La residenza milanese di questa famiglia era la bellissima Casa dei Missaglia, che si trovava in via Spadari e fu abbattuta nel 1902; alcuni resti della facciata si trovano nel Castello Sforzesco. Molte delle loro fucine si trovavano però presso la Cerchia dei Navigli in Porta Romana, presso il ponte di Beatrice e presso la chiesa di Sant'Angelo. Altre famiglie famose di armorari furono i Negroli (anch'essi di Ello), che contesero il primato ai Missaglia, i Piccinino (si ricordano Antonio e i figli Federico e Lucio), Bartolomeo e Francesco Piatti (la cui bottega si trovava nell'omonima via), i fratelli Francesco e Gabriele da Merate, Giovanni Pietro e Vincenzo Figini, Giovanni Pietro e Geronimo Bizzozzero, Bernardino e Jacopo Cantoni, Francesco e Giovanni Jacopo da Vimercate, Giovanni Gariboldi, Galeazzo da Verderio, Ambrogio dell'Acqua, Marco de' Lemidi, Jacopo da Cannobio (detto Bichignola), Pietro Caimi, Balzarino da Trezzo, Carlo Porro e Giovanni Antonio Biancardi e molti altri, quasi tutti concentrati tra le parrocchie di San Michele al Gallo, Santa Maria Segreta e Santa Maria Beltrade. Tra gli armaioli si ricordano Ludovico Fontana, Giovanni Salimbeni, Daniele Serrabaglio e la famiglia Bazzero.[29] Ciascun armoraro o armaiolo firmava i propri prodotti con marche recanti solitamente le proprie iniziali abbinate ad un sigillo. L'abilità di questi armorari era tale che gli Sforza vietarono loro di trasferirsi fuori dal Ducato (decreto ducale del 9 ottobre 1448), cosa che in parte avvenne solo dopo la loro caduta nel XVI secolo. Si ricordano ad esempio Matteo e Giacomo Filippo Piatti che si trasferirono a Firenze o Filippo de Grampi e Giovanni Angelo Litta che si stabilirono in Inghilterra sotto Enrico VIII, i da Merate ad Arbois in Francia, altri ancora emigrarono in Spagna chiamati da Filippo II. Le fabbriche di armi e armature declinarono nel XVII secolo per scomparire definitivamente nel secolo successivo.

Oltre ad armi e armature, Milano era rinomata anche per la produzione di morsi, staffe, redini[30], selle, sproni tanto che vi erano attivi circa ottanta maniscalchi nonché trenta fonditori di campanelle e sonagli con cui si ornava il collo dei cavalli e che sembrano essere una produzione esclusiva della città.[31]

Tessuti

Mercati

A Milano si tenevano quattro mercati generali all'anno in corrispondenza del giorno di San Lorenzo (10 agosto), dell'Assunzione (15 agosto), del giorno di San Bartolomeo (24 agosto) e della festa di Sant'Ambrogio (7 dicembre). Si tenevano poi mercati durante i giorni di venerdì e sabato e mercatini più piccoli in molte piazze della città variabili di giorno in giorno. In città e nel contado si tenevano inoltre grandi fiere in giorni fissi ed altre più piccole settimanalmente.[32]

Suddivisioni amministrative

Il Ducato di Milano in epoca della dominazione austriaca venne così suddiviso amministrativamente:

  1. Stato di Milano composto da:
  2. Stato di Mantova composta da:
  3. Feudi autonomi ed imperiali: marchesato di Gazzuolo e Dosolo (1305-1776); signoria di Soave e di San Martino Gusnago (-1776), baronia di Bettola e Retegno (-1764), signoria della Valsolda (-1783).

Nel 1786 gli Austriaci divisero il territorio in 8 province (Bozzolo, Como, Cremona, Gallarate, Lodi, Mantova, Milano e Pavia)[33]. Un anno dopo la provincia di Bozzolo divenne provincia di Casalmaggiore, e la provincia di Gallarate provincia di Varese.

Trasporti e comunicazioni

Ordinamento giudiziario

Esercito del ducato di Milano

Relazioni estere

La necessità di un primo servizio diplomatico stabile iniziò a sentirsi nel Ducato di Milano col consolidamento del potere dei duchi nel XIV secolo. Il rapporto nell'ambito di politica estera tra lo stato di Milano e le sue rappresentanze mercantili e cittadine, ad ogni modo, fu sempre dicotomico: da un lato vi erano regolari ambasciatori della corte presso le varie città Europee dell'epoca e presso gli stati italiani, dall'altro vi era un secondo gruppo costituito da persone nominate dai rappresentanti del comune di Milano. Se i primi si preoccupavano in gran parte di decidere le questioni internazionali, i secondi si orientavano sulla difesa delle ragioni economiche e mercantili del milanese oltre alla difesa dei diritti consuetudinari acquisiti nel tempo presso specifici stati.

La prima rappresentanza ad essere stabilita fu quella voluta dal duca Gian Galeazzo Visconti presso la Repubblica di Genova e l'ambasciatore in loco ebbe sempre per Milano un ruolo privilegiato dal momento che la città era reputata a ragion veduta il naturale sbocco marittimo del ducato. Anche dopo la scoperta dell'America, ad ogni modo, la diplomazia milanese non sentì particolarmente il bisogno di orientarsi verso l'Atlantico e le grandi potenze, ma oltre a conservare i rapporti tradizionali con Spagna e Francia, sviluppò un forte legame con gli altri territori appartenenti alla dinastia degli Asburgo e coi paesi ad essi confinanti, anche per ragioni politiche (nel XVI secolo la diplomazia milanese si spinse sino in Polonia ed in Ungheria). Tra le famiglie milanesi maggiormente impegnate nella carriera diplomatica si ricordano i Melzi, gli Adobati, i Croce, i Ferrero, i Ghiringhelli, gli Ossi, i Pecchio, i Pestalozzi, i Rivolta, gli Stampa e gli Zanelli (o Azanelli). Si ricordi inoltre la presenza della Nunziatura apostolica a Milano.

Religione

Questo l'elenco delle diocesi cattoliche del ducato nei secoli:

  • Alessandria: istituita nel 1175, fu suffraganea di Milano fino al 1805, benché passata sotto la sovranità dei Savoia.
  • Bergamo: istituita nel IV secolo.
  • Brescia: istituita nel IV secolo.
  • Como: istituita nel IV secolo, possedeva anche 219 parrocchie nel Canton Ticino fino al 1884.
  • Crema: istituita nel 1579, era sotto la sovranità veneziana.
  • Cremona: istituita nel IV secolo.
  • Lodi: istituita nel III secolo.
  • Milano: fondata nel I secolo, divenne arcivescovato avendo come suffraganee diocesi poste sotto altre sovranità (Brescia, Crema).
  • Novara: istituita nel IV secolo, fu suffraganea di Milano fino al 1817.
  • Tortona: istituita nel I secolo d.C. fu soppressa nel 1803 e ricostituita nel 1817.
  • Ventimiglia: dell'VII secolo fu suffraganea di Milano fino al 1797.
  • Vercelli: fondata nel I secolo fu suffraganea di Milano fino al 1798.
  • Vigevano: istituita il 16 marzo 1530.
  • dipendevano direttamente dalla Santa Sede le diocesi di Mantova (1453) e Pavia.

Lingue del ducato

Lingua ufficiale del ducato di Milano fu dapprima il latino e poi il volgare.

La popolazione invece parlava abitualmente le lingue locali di tipo lombardo.

Note

  1. ^ fino al 1499, dal 1714 al 1804
  2. ^ dal 1499 al 1512 (discontinua)
  3. ^ dal 1535 al 1714
  4. ^ dal 1804 al 1859
  5. ^ Andrea Gamberini, GIAN GALEAZZO Visconti, duca di Milano, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 54, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000. URL consultato il 7 gennaio 2016.
  6. ^ Poschiavo.ch
  7. ^ D. Sella, Crisis and Continuity. The Economy of Spanish Lombardy in the Seventeenth Century, 1979
  8. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. IX
  9. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. VI
  10. ^ circa 175.000 litri
  11. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. I
  12. ^ E. Bottura, Il riso nella politica annonaria dei Gonzaga, Civiltà Mantovana, n.133, Anno XLVII
  13. ^ E. Motta, Per la storia della coltura del riso in Lombardia, in Giornale della Società Storica Lombarda, serie 4, 4 Anno 1905, 8, p. 395
  14. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. II-IV
  15. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. V
  16. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. VII-VIII
  17. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. III, par. XI
  18. ^ https://web.archive.org/web/20160815222158/http://www.granapadano.it/storia_tutela?l=it
  19. ^ circa 658 kg
  20. ^ circa 73 kg
  21. ^ circa mille litri
  22. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. XII-XIII
  23. ^ Sono noti i doni sotto forma di pesce pescato nel lago di Garda che Isabella d'Este inviava alla corte di Milano e di cui Ludovico il Moro era ghiotto
  24. ^ circa un milione di litri
  25. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. XVI
  26. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. III, par. XXXII
  27. ^ Verri, Storia di Milano, II, p. 152
  28. ^ J. Gelli, G. Moretti, Gli armaroli milanesi: i Missaglia e la loro casa, pp. 2
  29. ^ J. Gelli, G. Moretti, Gli armaroli milanesi: i Missaglia e la loro casa, pp. 2
  30. ^ J. Gelli, G. Moretti, Gli armaroli milanesi: i Missaglia e la loro casa, p. 1
  31. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. XXXIII
  32. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani, cap. IV, par. XVII
  33. ^ Editto 26 settembre 1786 c

Bibliografia

  • Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis mediolani
  • Domenico Sella, Lo Stato di Milano in età spagnola, UTET, Torino, 1987
  • J. Gelli, G. Moretti, Gli armaroli milanesi: i Missaglia e la loro casa, Hoepli, Milano, 1903
  • R. Ceccaroni, Dizionario ecclesiastico, 1898
  • Andrea Gamberoni, A Companion to Late Medieval and Early Modern Milan: The Distinctive Features of an Italian State, 9004284095, 9789004284098 Brill Academic Publishers 2015

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