Grotta delle Felci

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Grotta delle Felci
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
ProvinceNapoli Napoli
Comunistemma Capri
Altitudine200 m s.l.m.
Altri nomiGrotta di Capelvenere[1]
Grotta delle Capre[2]
Coordinate40°32′50.32″N 14°13′58.4″E / 40.547312°N 14.232889°E40.547312; 14.232889Coordinate: 40°32′50.32″N 14°13′58.4″E / 40.547312°N 14.232889°E40.547312; 14.232889
Mappa di localizzazione: Italia
Grotta delle Felci
Grotta delle Felci

La grotta delle Felci, anche nota con il nome di grotta di Capelvenere,[1] è una caverna situata sul versante meridionale dell'isola di Capri, in Italia. La grotta delle Felci, aperta a 200 metri sul livello del mare, è un grande riparo sottoroccia di origini erosive e di dimensioni modeste (circa 370 m²).[3]

La grotta costituisce un testimonianza certa della presenza e delle abitudini dell'uomo preistorico nell'isola, rappresentando così uno dei siti più famosi della Campania preistorica.[4][5] Gli scavi archeologici in loco ebbero inizio nel 1885 per volere del caprese Ignazio Cerio[6] le cui relative indagini suscitarono molto clamore fra gli scienziati dell'epoca.[7] Dopo Cerio, altri paleontologi condussero interventi di scavo nell'isola, tra cui Ugo Rellini (1921-1922) e Alberto Carlo Blanc (1941).[5]

Storia

«Di solito non si valuta esattamente l'importanza che le caverne come questa[8] ebbero nella vita religiosa e nel passato; ma se si ricorda il timore reverenziale che ispirano questi ingressi misteriosi nel corpo della fertile madre terra, è facile comprendere che molte di esse dovevano essere facilmente consacrate al culto della capacità generativa.»

(Norman Douglas, diario[9])

La presenza umana nella grotta è attestata fin dal neolitico, dove Capri acquisisce definitivamente l'insularità.[7] In questo periodo, la grotta delle Felci aveva prevalentemente una funzione rituale, fungendo come santuario in cui la comunità svolgeva i propri culti.[10][11] Probabilmente venivano organizzati riti per la Grande Madre Terra, di cui si ebbero ultime notizie nell'età romana.[9] Nella grotta, secondo gli studiosi, dovevano svolgersi complesse cerimonie in cui si offrivano cibi e bevande contenuti in appositi recipienti, da come suggerisce l'abbondanza di tazze e ciotole trovate nella cavità.[12]

Nel medioevo, precisamente nel XVI secolo, i monaci della Certosa di San Giacomo adibirono la grotta a ricovero delle 400 capre che possedevano e per questo motivo venne anche chiamata «grotta delle Capre»; il nome, tuttavia, cadde in disuso già all'inizio del XVII secolo, per poi scomparire del tutto.[13] Il nome «grotta delle Felci» è stato coniato all'inizio del XX secolo e deriva dalla presenza nella zona circostante la cavità di numerose piante di felci, in particolare di esemplari di capelvenere, una pianta molto diffusa nel territorio caprese.[14]

Ignazio Cerio, insieme al dottor Nicolucci, effettuò una campagna di scavo nella grotta nel 1885;[6][15] come già accennato le indagini condotte dallo stesso ebbero vasta eco fra la comunità scientifico-archeologica dell'epoca.[7] Durante gli scavi sono stati trovati numerosi reperti di notevole importanza poiché testimoniavano la presenza umana a Capri durante il neolitico. Sugli scavi di Cerio è stato perfino realizzato un libro, Gli avanzi preistorici della grotta delle Felci nell'isola di Capri, scritto dall'antropologo italiano Abele De Blasio.[16]

File:Grottafelci3.JPG
L'isola di Capri; sullo sfondo è visibile la grotta delle Felci.

«Gli scavi condotti con il Nicolucci hanno messo alla luce straterelli di ceneri e carboni, rottami di vasi, ossa spezzate per lungo evidentemente per estrarne il midollo, gusci di conchiglie terrestri e marine. In una sinuosità della roccia abbiamo trovato varie ossa di mammiferi, alcuni vasetti interi ed alcuni frammenti di un bellissimo vaso a grandi graffiti e alcune ossa umane miste a quelle de mammiferi»

(Appunti di Ignazio Cerio[3])

Nel XX secolo ci furono poi ulteriori interventi di scavo. Si ricordano in tal proposito quelli effettuati dal 1921 al 1922, sotto la direzione dell'archeologo Ugo Rellini, che misero alla luce ulteriori reperti. Ben più importanti furono però gli interventi condotti nel 1941 dall'Istituto Italiano di Paleontologia Umana sotto la guida di Alberto Blanc; infatti, durante questi ultimi interventi, si recuperò parte dello scheletro di un cervide di taglia ridotta (precisamente un Cervus tyrrhenicus) vissuto durante il pleistocene superiore. Il rapporto fra i vari frammenti dello scheletro evidenzia che questo esemplare di cervide era affetto da nanismo e da qui si può dedurre che nel pleistocene Capri era separata dalla terraferma.[6] Il materiale portato alla luce nel corso degli scavi è attualmente riunito nella collezione del Centro Cerio.[6]

Geologia

Il versante sud dell'isola ritratto da Schoyerer. Tra le rupi si intravede la grotta delle Felci.

Rilevamento geologico e geomorfologico

La grotta e le zone limitrofe sono interessate da numerose fratture con direzione variabile da N-S a 120°-130° e con inclinazioni a verticale da 70°. La cinematica delle faglie con direzione 130° è di tipo trascorrente, mentre le superfici orientate N-S sono caratterizzate da righetti verticali.[17]

Un terzo sistema di fratture, che si è rivelato molto pervasivo, è contraddistinto da inclinazioni comprese tra i 30° e i 40° e da una direzione 130°-145°, andando in questo modo a intercettare oltre alle due famiglie precedenti anche la parete rocciosa, contro la quale produce superfici a franapoggio di scorrimento preferenziale.[17]

L'intersezione di dette famiglie di fratture dà origine a una fascia di debolezza a inviluppo N-S che guida la geometria sulla superficie rocciosa; quest'ultima è molto particolare, in quanto è a «denti di sega» nelle intersezioni delle due famiglie di frattura sub-verticali.[17]

Vi sono inoltre fenomeni carsici che, intersecandosi con diaclasi e fratture, costituiscono un punto debole della falesia.[17]

Rilevamento geostrutturale e geomeccanico

La grotta è caratterizzata dalla presenza di cinque sistemi medi principali di giunti. Le maggiori problematiche vi sono in corrispondenza della liberazione di cunei secondo i seguenti cinematismi:[17]

  • Attitudine all’instabilità per ribaltamento di blocchi derivati dall'interferenza tra i giunti attinenti alle classi K1 e K2. Attitudine allo scorrimento planare lungo le superfici attinenti alle classi K4 e K5.
  • Attitudine all'instabilità per ribaltamento lungo i giunti attinenti alla classe K4, soprattutto nelle luoghi di rientranza della superficie rocciosa.
  • Attitudine al distacco di porzioni rocciose distaccate dall’interferenza dei giunti K1 e K2 (o più raramente, con la superficie S0) in caso di già avvenuto crollo delle rocce sottostanti.
  • Attitudine all’instabilità per scorrimento planare di blocchi discendenti dall'interferenza tra i giunti attinenti alle classi K7 e K3.

Gli ultimi due cinematismi sono probabilmente la causa della maggior parte delle frane avvenute nella grotta delle Felci.[17]

Di seguito, inoltre, una tabella dei dati geomeccanici e delle caratteristiche potenziali di instabilità:[17]

Sistemi di discontuinità (K) Famiglie di giunti - direzione d'immersione Famiglie di giunti - inclinazione RMR b SMR Classe SMR
K1a
110°-130°
85°
64.2
44.2
IV-V
K1b
290°-310°
85°
64.2
44.2
IV-V
K2a
90°
85°
66.4
31.4
IV
K2b
270°
85°
66.4
31.4
IV
K3a
230°
75°
63.9
27.9
IV
K3b
50°
75°
63.9
27.9
IV
K4a
10°
80°
65.5
30.5
IV
K4b
190°
80°
65.5
30.5
IV
K7
120°
40°
61.6
40.9
III-IV

Reperti archeologici

La grotta delle Felci.

Gli scavi condotti nel corso degli anni nella grotta hanno portato alla luce 549 oggetti tra manufatti fittili e resti scheletrici umani, oltre che animali, testimoniando così la presenza dell'uomo nella cavità nel neolitico. Durante le ricerche effettuate da Cerio, sono stati rivenuti un punteruolo ottenuto dalla lavorazione di un osso lungo di un animale e un sostegno di terracotta a forma di clessidra alto 10 cm, appartenente probabilmente all'età del Bronzo (II millennio a.C.); questo secondo Cerio era «un rocchetto, presumibilmente adibito, similmente ai rocchetti lignei, alla tessitura delle reti dei pescatori», mentre Ugo Rellini, che rinvenne anch'egli spatole e massicci punteruoli, lo considerò un sostegno per capeduncole.[4][18]

È stato anche rinvenuto un frammento superiore di un'olletta di argilla di forma ovoidale, con labbro aggettante e di colore nero lucido; alto 16 cm, il vaso, risalente probabilmente alla fine del Bronzo Medio, presenta sulla spalla un'ampia zona decorata a meandri, che, al momento del ritrovamento, erano «riempite di pasta bianca, per dare maggiore risalto al disegno».[19] Un secondo frammento di olla, anch'esso risalente all'età del Bronzo, mostra invece una decorazione, effettuata mediante la cosiddetta tecnica dell'excisione, con un motivo a volute formato da quattro solchi e sormontato da un nastro formato da intagli triangolari.[20]

Tra gli altri reperti trovati nella grotta vi sono vasi di terracotta,[21] dei dischi forati di differente diametro, adibiti per la tessitura e privi di decorazioni,[22] un boccale realizzato con un impasto nerastro, di forma ovoidale e con il bordo arrotondato e l'ansa verticale,[23] un rocchetto fittile a forma di clessidra e un nucleo prismatico in ossidiana.[22][24]

Uno dei resti di maggiore importanza rivenuti nella cavità è una mascella inferiore umana lunga circa 10 centimentri, appartenuta ad un bambino affetto da rachitismo con un'età pari a 7-8 anni.[25][26] Molti dei reperti scheletrici animali sono stati descritti da Abele De Blasio, allievo di Giustiniano Nicolucci, nel 1895 in Gli avanzi preistorici della grotta delle Felci nell'isola di Capri; tra questi vi sono delle corna di un Cervus elaphus e un frammento della mascella inferiore di una capra.[4][19]

Trasporti

La grotta è raggiungibile solo a piedi. È possibile tuttavia arrivare con i trasporti pubblici capresi, quali autobus o taxi, fino all'inizio di via Grotta delle Felci, dopo la quale bisogna proseguire senza utilizzo di mezzi.

Per raggiungere la grotta a piedi è necessario incamminarsi lungo la strada provinciale per Marina Piccola e intraprendere via Grotta delle Felci, ossia la strada asfaltata a destra subito dopo la casa del Solitario. La strada dopo un tratto si restringe fino a diventare un sentiero ingombro di cespugli, pietre e rovi che termina alla cosiddetta grotta dell'Arco; a questo punto bisogna salire lungo il pendio e scendere a sinistra per arrivare nella grotta delle Felci.

Note

  1. ^ a b Dal nome del tipo di felce che vi cresce, la capelvenere.
  2. ^ Esclusivamente nel XVI secolo.
  3. ^ a b Carmen Santagata, Grotta delle Felci, Centro Caprense Ignazio Cerio.
  4. ^ a b c Sostegno a clessidra, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  5. ^ a b Lucia Borrelli, La preistoria dell'isola di Capri nei reperti del Museo di Antropologia, Centro Musei delle Scienze Naturali..
    «In conclusione, i reperti della Grotta delle Felci del Museo di Antropologia di Napoli, per la loro consistenza e varietà, costituiscono un interessante documento storico a testimonianza della presenza e delle abitudini di vita dell’uomo nell’Isola di Capri durante la tarda preistoria della nostra regione».
  6. ^ a b c d Le collezioni, Centro Caprense Ignazio Cerio..
  7. ^ a b c Guida ai monumenti antichi dell'isola di Capri (in PDF), CapriTourism.
    «La storia di Capri antica rivela caratteri di notevole importanza quantunque le notizie degli autori antichi siano scarse, il territorio sia stato sempre soggetto a spoliazioni e ancora si attendano sistematiche ricerche archeologiche».
    Formato sconosciuto: in PDF (aiuto)
  8. ^ Riferendosi a grotta delle Felci.
  9. ^ a b Salvatore Borà, p. 158.
  10. ^ Salvatore Borà, p. 157.
  11. ^ La caratteristica di non essere utilizzata come abitazione bensì come luogo di culto o come sepolcreto accomuna la grotta delle Felci con tante altre grotte dell'Italia meridionale frequentate nel Neolitico; è stato infatti calcolato che di queste un terzo fossero utilizzate come sepolcreto ed un altro terzo come luogo di culto. In Capri antica, p. 96.
  12. ^ Capri antica, p. 74.
  13. ^ Salvatore Borà, p. 159.
  14. ^ Romana de Angelis Bertolotti, p. 11.
  15. ^ Cerio è stato in assoluto il primo uomo ad aver condotto ricerche archeologiche sul territorio caprese; oltre ai reperti trovati nella grotta delle Felci, a lui si devono anche i ritrovamenti presso l'hotel Quisisana e nel sito presso la zona de Le Parate, vicino il cimitero acattolico.
  16. ^ scaviarcheologo.
  17. ^ a b c d e f g Rilevamento geometrico e geostrutturale del sistema di fratture e dei volumi di roccia potenzialmente instabili della falesia dell'entroterra di Marina Piccola nell'isola di Capri (in PDF), Regione Campania; Autorità di Bacino del Sarno; Università degli Studi di Siena, 2011. Formato sconosciuto: in PDF (aiuto).
  18. ^ Punteruolo in osso, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  19. ^ a b Frammento di olletta globulare, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  20. ^ Frammento di olla, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  21. ^ Ascia di bronzo, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  22. ^ a b Fusaiole, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  23. ^ Boccaletto da Grotta delle Felci, Capri, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  24. ^ Ossidiana, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  25. ^ Mascella inferiore umana, Centro Musei delle Scienze Naturali..
  26. ^ scaviarcheologo, p. 66-68.

Bibliografia

  • Lingua sconosciuta: italiano (aiuto)
  • (IT) Arvid Andrén, Capri - dall'età paleolitica all'età turistica, Roma, Fondazione San Michele, 1991, ISBN non esistente.
  • (IT) Eduardo Federico, Elena Miranda, Capri antica: dalla preistoria alla fine dell'età romana, La Conchiglia, 1998, ISBN 8886443609.
  • (IT) Romana De Angelis Bertolotti, Capri. La natura e la storia, Zanichelli, luglio 1990, ISBN 8808091236.
  • (IT) Salvatore Borà, Itinerari storici e monumentali di Capri ed Anacapri, la Conchiglia, 2002, ISBN 8886443528.
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